Batterie ricaricabili, perché farne uso

Le batterie ricaricabili sono le preferite perché riescono a offrire una durata e una performance decisamente migliori rispetto alle batterie normali, anche se dipende anche dall’uso che se ne deve fare. Vediamo meglio cosa significa che una batteria è ricaricabile e come riconoscere quelle migliori.

Batterie ricaricabili: le caratteristiche

Quando furono immesse sul mercato, le batterie ricaricabili rappresentarono da subito una vera manna dal cielo perché permettevano di poter usare e riusare le stesse batterie più e più volte assicurando sempre la lunga durata che le batterie normali non garantivano, inoltre proprio perché vengono usate sempre le stesse batterie, le ricaricabili rappresentano anche un grande risparmio in termini economici. Prima delle batterie ricaricabili infatti, si acquistavano batterie sempre nuove che destinate a durare meno di quel che ci si aspettasse: le batterie ricaricabili non mostrano questo ‘difetto’ proprio perché è possibile usarle sempre.

Una batteria ricaricabile, per durare più a lungo, va sfruttata da subito al massimo e fin quando dimostra di avere ancora energia. Per i primi cicli di carica e ricarica, infatti, si raccomanda il corretto uso della batteria che influenza anche la stessa sua performance nel tempo, quindi è preferibile sempre verificare quale sia la durata della carica iniziale e il tempo massimo di ricarica. Infatti, le batterie devono essere ricaricate solo quando risultano completamente scariche e si deve evitare assolutamente di metterle in carica quando hanno ancora un po’ di potenza, altrimenti iniziano a difettare nella performance.

Come si usano le batterie ricaricabili

La prima regola per un buon utilizzo delle batterie ricaricabili è proprio quella di evitare di ricaricarle se conservano anche solo una residua energia, inoltre non bisogna ricaricarle oltre il tempo necessario né lasciarle in carica troppo a lungo. Una raccomandazione è quella di evitare di usare le batterie ricaricabili quando sono ancora ‘calde’, e stare attenti a non lasciarle inutilizzate per troppo tempo. In questi casi è preferibile caricarle e metterle da parte dopo un ciclo di scarica e ricarica completo, che andrà ripetuto ogni tre mesi per continuare a sfruttare le batterie.

Le batterie al litio si contraddistinguono per diversi vantaggi come una maggiore potenza e nessun effetto memoria. Diversamente dalle normali batterie ricaricabili quelle al litio non memorizzano l’eventuale carica non completa tanto che possono essere ricaricate anche solo parzialmente dato che non hanno l’effetto memoria. Esistono, poi, anche delle batterie ricaricabili che si caratterizzano per la bassa auto scarica e che sono già pronte per essere usate appena acquistate in quanto già cariche. Le batterie ricaricabili, quindi, si rivelano la scelta ideale per gli apparecchi ad alto potere di scarica.

Le proprietà e le caratteristiche dell’Alga spirulina

L’alga spirulina, nota anche con il nome di arthrospira platensis, è un’alga molto piccola dal colore verde-azzurro che viene usata oggi per preparare diversi integratori naturali di uso erboristico. Grazie alle sue proprietà benefiche, l’alga spirulina è stata usata fin dall’antichità come rimedio medico per contrastare alcuni tipi di patologie.

Quali sono le proprietà dell’alga spirulina

Ben nota alle antiche popolazioni dei Tropici, l’alga spirulina oggi è conosciuta anche in occidente per i suoi effetti benefici sull’organismo legati all’elevato contenuto di principi nutritivi presenti nell’alga. La spirulina è un’alga di acqua dolce ricca di proteine e di un particolare tipo di calcio vegetale che sembrerebbe possedere proprietà antitumorali. Proprio grazie al suo alto contenuto di proteine, aminoacidi essenziali, minerali importanti come ferro, magnesio, potassio, selenio, calcio, vitamine B, A, C ed E, acidi grassi Omega 3 e Omega 6, la spirulina rappresenta un alimento completo e ben bilanciato.

La sua assunzione giova al nostro organismo per stabilizzare il colesterolo nel sangue a un livello normale, per migliorare le funzioni del sistema immunitario e per la formazione della guaine mieliniche che rivestono i nervi. Poiché naturalmente ricca di antiossidanti quali l’acido ascorbico o il beta-carotene, le proprietà di spirulina aiutano a combattere anche il rischio di sviluppo dei radicali liberi e, quindi, contribuisce a rallentare i processi d’invecchiamento dei tessuti: ecco il motivo per cui è particolarmente preferita nei trattamenti viso e anti-age, e perché è consigliata anche il suo effetto rassodante e tonificante sul corpo.

Come sfruttare le qualità benefiche dell’alga spirulina

Sulla pelle è particolarmente adatto l’uso di cosmetici a base di alga spirulina data la presenza di vitamina A che aiuta a normalizzare le funzioni delle ghiandole sebacee contrastando l’insorgere dell’acne, mentre la presenza delle vitamine del gruppo B contribuisce a stimolare il metabolismo della cute e la vitamina E dona morbidezza ed elasticità alla pelle. Oltre che come cosmetico, l’alga spirulina è particolarmente usata anche come base degli integratori alimentari usati prevalentemente dagli atleti, dagli sportivi e da chi preferisce evitare l’assunzione di multivitaminici sintetici a favore di integratori naturali.

Grazie al suo contenuto altamente proteico, l’alga spirulina è particolarmente indicata anche a chi non pratica sport, ai sedentari e, dato che è in grado di fornire un apporto di ben 65-70 grami di proteine per 100 grammi di alimento, la sua assunzione è particolarmente consigliata a chi ha deciso di seguire un’alimentazione vegetariana o vegana. L’alga spirulina, quindi, risulta di facile reperibilità sia in erboristeria che nei negozi di prodotti naturali e si può trovare sotto forma di compresse o di polvere ma anche di fiocchi, con cui poter condire diversi tipi di pietanze.

Perché integrare l’alimentazione con gli Omega 3

Gli acidi grassi polinsaturi, meglio noti come Omega 3, sono acidi essenziali per il corpo umano dato il loro coinvolgimento in diverse funzioni fondamentali, per questo è molto importante assumerne per mantenersi sani e forti più a lungo. Vediamo meglio a cosa servono gli Omega 3 e quali sono gli alimenti da privilegiare per garantirsi la propria dose giornaliera di acidi grassi polinsaturi.

Omega 3, i grassi buoni

Gli Omega 3 sono acidi grassi di origine animale e vegetale che il corpo umano da solo non è capace di sintetizzare, per questo deve riuscire ad assumerli conducendo una corretta alimentazione. Gli Omega 3 provengono dal metabolismo dell’acido alfa-linoleico e sono acidi grassi importanti perché sovrintendono a tutte le funzioni della membrana cellulare, ne la conservazione e l’ossigenazione, permettono al sangue di essere più fluido perché agiscono sull’aggregazione delle piastrine, e contrastano gli stati infiammatori dell’organismo.

Per tutti questi benefici, per l’essere umano è di fondamentale importanza riuscire ad assumere ogni giorno una dose di Omega 3 e possibilmente non attraverso integratori ma conducendo un sano ed equilibrato regime alimentare che permetta di portare a tavola alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi. Ciò significa introdurre nella propria dieta almeno due porzioni di pesce come salmone, trote, sardine, sgombro, durante la settimana, usare come condimento l’olio di lino, fare merenda con noci e cereali come l’avena o il germe di grano, consumare almeno cinque porzioni di verdure a foglia verdure come spinaci, broccoli, cavoli, al giorno.

Le proprietà benefiche degli Omega 3

Riuscendo a imporsi un tipo di alimentazione il più equilibrata possibile, magari facendosi aiutare anche da un esperto nutrizionista, si può facilmente assumere la razione giornaliera di Omega 3, che non dovrebbe mai superare però i 3 grammi, dato che gli acidi grassi polinsaturi devono anche mantenere un giusto rapporto con gli Omega 6. Assumere una razione di Omega 3 eccessiva può provocare effetti indesiderati come l’aumento del rischio di emorragie e ictus, l’accumulo di metalli nell’organismo e anche causare disturbi gastrointestinali come mal di stomaco e bruciori.

Per questo i medici consigliano di condurre una dieta più specifica e non assumere Omega 3 tramite integratori che possono causare squilibrio nell’organismo. Una volta capito come assumerli, gli Omega 3 rappresentano dei veri toccasana per il nostro organismo perché la loro azione benefica protegge il cuore dalle malattie cardiovascolari riducendo i trigliceridi presenti nel sangue, abbassando la pressione sanguigna e combattendo la formazione di placche aterosclerotiche.

Un’azione salvavita che non si ferma qui: gli Omega 3 riescono a ridurre notevolmente il rischio di tumori, migliorano il ritmo cardiaco, stimolano la memoria e la concentrazione ritardando così i processi degenerativi del cervello come l’insorgere dell’Alzheimer e combattono anche il diabete di tipo 2 agendo favorevolmente sul metabolismo dei grassi.

Bilancia pesapersone, croce e delizia degli italiani

Quando si seguono particolari regimi alimentari il medico raccomanda sempre di usare la bilancia pesapersone una volta alla settimana per riscontrare l’efficacia della dieta che si segue e per toccare con mano i risultati di tanta ‘agonia’. Il rapporto con la bilancia non è sempre buono per tutti, per questo alcuni cercano di farne a meno in casa, eppure la presenza di una bilancia pesapersone è fissa in ogni abitazione.

Quanti modelli di bilancia esistono?

Quando si è a dieta, ciò che il nutrizionista raccomanda, oltre a seguire per filo e per segno il programma alimentare, è quello di non pesarsi tutti i giorni sulla bilancia. Evitare di creare un rapporto conflittuale con la bilancia pesapersone è difficile se si è a stretto regime, per questo alcune persone preferiscono dimenticarsela durante la dieta oppure non averla proprio in casa per non finire demoralizzati dalla sua misurazione.

La bilancia, in realtà, può diventare un utile alleato sia che si debba scendere massa grassa che metter su massa magra: attraverso una bilancia pesapersone elettronica, per esempio, oggi è possibile conoscere immediatamente la composizione del proprio corpo in termini di massa magra e massa grassa e capire quanta acqua trattengono i tessuti. Nonostante il potenziale rapporto conflittuale, quindi, la bilancia rappresenta un valido alleato per la cura della propria salute, ma come scegliere la bilancia più adatta alle proprie esigenze? Oggi esiste una vasta gamma di bilance, da quelle classiche con l’ago a quelle più sofisticate con il display elettronico che possono essere collegate con lo smartphone o il tablet, per cui è preferibile essere preparati sull’argomento per effettuare la scelta più giusta.

Come scegliere la propria bilancia

Di sicuro una delle caratteristiche che non dovrebbe mai mancare in una bilancia pesapersone è la precisione, che diventa estrema in una bilancia elettrica che misura il peso fin nei grammi, sebbene molte sono le bilance elettriche non dimostrano un’altra qualità importante e che probabilmente compete un po’ più alle bilance meccaniche, ovvero la costanza della misurazione. In pratica una buona bilancia è anche quella che indica sempre la stessa misura quando non ci sono cambiamenti effettivi. Un problema, invece, che le bilance elettriche non hanno è quello della taratura, che in quelle meccaniche dev’essere nuovamente immessa dopo un certo numero di misurazioni, mentre nelle bilance elettriche e digitali resta invariata.

Come detto, diversi modelli di bilance elettroniche, oltre al peso corporeo, riescono a calcolare anche l’indice di massa corporea e la massa grassa presente nel corpo, inoltre permettono anche di calcolare il peso ideale di una persona se viene inserito il dato dell’altezza. Una bilancia pesapersone, quindi, può avere diversi impieghi rispetto alla semplice misurazione del peso corporeo e, se ben usata, può aiutare a seguire un regime alimentare corretto.

Trasformare l’acqua salata in potabile con osmosi inversa

Cos’è l’osmosi inversa? A cosa serve e come funziona il processo dell’osmosi? L’osmosi inversa serve principalmente per ottenere un’acqua altamente purificata, ma vediamo meglio in cosa consiste e perché potrebbe essere usato in casa.

Osmosi inversa: che cos’è

L’osmosi inversa è un metodo di purificazione dell’acqua comune che sfrutta una membrana semipermeabile attraverso cui viene effettuata una sorta di filtrazione dell’acqua. Nel processo di osmosi, però, viene applicata una certa pressione per poter superare quella osmotica e proprio questo permette di ottenere acqua purificata. Tale processo serve per rimuovere tutte le molecole e gli ioni presenti nell’acqua di rubinetto utilizzando questa membrana semipermeabile attraverso la quale passa solo il solvente puro, mentre il soluto si raccoglie sulla membrana stessa.

La funzione della membrana, quindi, è quella di selezionare le molecole e gli ioni che possono essere filtrati: il solvente passa da una zona a bassa concentrazione di soluto a una ad alta concentrazione e il suo movimento tende a far diminuire l’energia libera del sistema che dà luogo a una pressione osmotica. Applicando una pressione esterna per invertire il flusso del solvente puro è possibile ottenere osmosi inversa.

Come funziona l’osmosi inversa?

In pratica c’è una bobina semipermeabile che separa i due liquidi dalle diverse concentrazioni di soluto, per cui il liquido tende a passare da una zona a bassa a un’altra ad alta concentrazione secondo un principio di equilibrio chimico. L’osmosi, in pratica, costringerebbe il solvente a passare da una regione all’altra attraverso una pressione maggiore di quella osmotica. In questo modo, per esempio, è possibile separare l’acqua di mare dal sale per renderla potabile in quanto l’acqua sotto pressione passa attraverso la membrana che ne permette la purificazione dell’acqua e diventa potabile.

La membrana usata per osmosi inversa viene prodotta per permettere il passaggio solo di determinate molecole, escludendo i soluti più grandi come gli ioni di sale. Esistono differenze importanti tra osmosi inversa e la filtrazione: quest’ultima, infatti, esclude le molecole a prescindere dai parametri operativi come la pressione e la concentrazione, mentre osmosi genera un meccanismo diffusivo tale che la separazione delle molecole e degli ioni più grandi dipende dalla concentrazione del soluto, dalla pressione e dalla velocità del flusso dell’acqua. Ecco perché osmosi inversa è il processo ottimale per purificare l’acqua di mare o salmastra. Se in passato tale processo avveniva solo in laboratorio, oggi è possibile usarlo per ottenere l’acqua potabile altamente purificata.

Il migliore amico dell’uomo è il tagliacapelli

Oggigiorno non sempre è possibile ritagliarsi il tempo di recarsi dal barbiere per tagliare i capelli, per questo si è diffusa sempre più l’abitudine del fai da te e di tagliarsi i capelli in casa usando un semplice tagliacapelli. Questo apparecchio, infatti, permette di risparmiare un sacco di tempo di attesa dal barbiere e di risolvere il problema del taglio in modo pratico e semplice.

Le funzioni di un tagliacapelli

Ogni giorno si è sempre di corsa e si trova sempre meno il tempo di potersi dedicare a se stessi: anche un semplice taglio di capelli diventa un momento che non ci si può sempre permettere sia per mancanza di tempo che di volontà di recarsi dal barbiere. Oggi per risparmiare tempo e fatica è possibile tagliarsi i capelli da sé semplicemente usando un pratico tagliacapelli. A usufruirne in modo decisamente maggiore sono gli uomini, dato che l’apparecchio permette di ottenere un taglio lineare in modo pratico e veloce e senza dover troppo stare attenti al modo in cui si tagliano i capelli, mentre le donne preferiscono sempre affidarsi alle mani esperte dei professionisti dell’hair style.

Il tagliacapelli, quindi, può rappresentare una valida soluzione alternativa alla snervante attesa che spesso si è costretti a sopportare dal barbiere, oltre a favorire un risparmio economico non indifferente. Un tempo la macchinetta tagliacapelli era prerogativa del solo barbiere che, in pochi minuti, riusciva a modellare il taglio come richiesto dal cliente, oggi invece è lo stesso cliente che può decidere da solo e in tutta libertà come modellare il proprio taglio, e più utilizza l’apparecchio più diventa bravo e pratico nel taglio.

Come scegliere il modello giusto

Oggi, però, esiste una vasta gamma di modelli diversi di tagliacapelli: da quelli che usano le lamelle d’acciaio, a quelli in ceramica o in titanio, dai modelli che presentano l’impugnatura ergonomica a quelli impermeabili o che hanno pettini di diverso spessore fino alle macchinette che vengono ricaricate tramite batterie o chiavetta Usb sono decisamente troppe le tipologie di tagliacapelli presenti sul mercato.

Ciascun modello di tagliacapelli, però, viene prodotto per soddisfare le esigenze di diversi target di pubblico tanto che anche i prezzi di ogni apparecchio variano notevolmente, per questo è bene capire il tipo di modello che potrebbe fare al proprio caso prima di effettuare una scelta definitiva. In pratica, la valutazione migliore per capire che tipo di tagliacapelli si cerca, è di prendere in considerazione tutte le opzioni possibili, come per esempio capire se farebbe comodo avere un tagliacapelli che è pure regolabarba, oppure se si ricerca un apparecchio potente o che presenta diverse funzioni, o anche se si desidera trovare un prodotto soddisfacente a poco prezzo.

Come scrutare gli astri con il telescopio astronomico

Gli appassionati di astronomia non possono fare a meno del telescopio astronomico per poter studiare le stelle e il mondo dell’universo. Il telescopio infatti, rappresenta il modo migliore per addentrarsi nello spazio per questo va scelto con cura e comprendendo bene le proprie esigenze, che saranno sicuramente differenti se si è esperti o neofiti della materia.

Com’è fatto un telescopio astronomico?

Ormai esiste una vasta gamma di telescopi astronomici, tanto che per i meno esperti del settore potrebbe risultare un po’ complicato capire quale sia il modello più facile da usare con cui orientarsi fra le stelle. La scelta del telescopio astronomico può essere più semplice se non si pretende uno strumento dalle prestazioni avanzate, soprattutto se non si è grandi esperti è meglio preferire un modello più semplice, pratico e di facile utilizzo, ma come scegliere quello che rispecchia le proprie esigenze?

Prima di tutto cerchiamo di capire come funziona: il telescopio astronomico raccoglie la luce proveniente da un oggetto lontano concentrandola in un punto e riproducendone l’immagine ingrandita. Proprio grazie alla quantità di luce raccolta, il telescopio è capace di distinguere due stelle molto vicine tra loro, e ciò dipende dal suo potere risolutivo, dalla lunghezza focale e dallo schema ottico dello strumento. Le caratteristiche principali, quindi, da considerare per scegliere un buon telescopio astronomico sono: il diametro dell’obbiettivo, la lunghezza focale e la lunghezza focale dell’oculare.

Quale modello preferire?

Se si vogliono osservare o fotografare gli astri ad alta risoluzione, è preferibile orientare la propria scelta su un modello di telescopio che presenti le giuste prestazioni, se invece il desiderio è semplicemente quello di osservare le stelle dal balcone di casa o in particolari condizioni del cielo, bisognerà considerare nella scelta anche la grandezza del telescopio.

Naturalmente trattandosi di uno strumento il cui prezzo varia a seconda proprio delle sue caratteristiche, è preferibile ben ponderarne tutte le qualità, soprattutto quando si è poco esperti del settore si può essere facilmente fuorviati dalle prestazioni di un modello o dell’altro. inutile sottolineare come, in realtà, il modello migliore da scegliere dovrebbe essere quello per cui sono state valute attentamente anche le conseguenze dell’acquisto sia che si intenda usare il telescopio più volte sia che si sia esperti o meno in astronomia. Chi vuole cimentarsi nell’osservazione della volta celeste attraverso un telescopio astronomico, deve considerare e prendere in esame tutte le diverse caratteristiche dei modelli che più rispondono alle proprie esigenze.

WinPack in aiuto nel campo ospedaliero

La maggioranza delle tecnologie mediche è in grado davvero di misurare le funzioni corporee, ovvero di rilevare la frequenza cardiaca, il numero delle calorie che abbiamo introdotto o quante ne abbiamo bruciate, di stabilire quali muscoli sono stati attivati, il livello di liquidi nel nostro corpo, così come quello di stress momentaneo, non sono considerate prodotti biomedicali, ma di consumo e perciò non autorizzate a far parte del mondo sanitario.

WinPack: la rivoluzione tecnologica per gli ospedali

Eppure il successo dei device di consumo sta aumentando a tal punto da guidare il mercato sanitario globale negli investimenti: perchè i dati sensibili raccolti possono fornire un profilo sanitario dell’utente ed essere di supporto alla diagnosi per il medico. I consumatori finali stanno perciò svolgendo il ruolo di traghettatori, indirizzando le aziende consolidate o le start up sanitarie ad investire sempre più in apparecchiature rivoluzionarie per lo studio ed il controllo del paziente anche da remoto. Un esempio è WinPack, prodotto dalla società WinMedical, nata nel 2009, che si sta rivelando come un nuovo approccio al monitoraggio ospedaliero secondo il Remote Patient Monitoring, in grado di registrare 24 ore su 24, in tempo reale, i più importanti parametri fisiologici dei pazienti (pressione arteriosa, frequenza e funzionalità cardiaca, funzione respiratoria, temperatura).

I vantaggi di WinPack

Della grandezza di un blackbarry, è un apparecchio leggero e modulare che può essere composto a seconda delle esigenze della struttura che lo richiede. Ma quali sono i vantaggi? Certamente la riduzione dei costi per l’azienda ospedaliera grazie al fatto che il paziente può essere trasferito dai reparti di alta intensità di cura, come le terapie intensive, verso quelli a bassa intensità, come i reparti di medicina o di lungodegenza. In sostanza, risparmio e riorganizzazione e gestione del malato anche lontano dall’ospedale (con vantaggio anche per il paziente) riuscendo l’apparecchio ad inviare i dati dei parametri vitali al sistema di riferimento, che a sua volta viene costantemente controllato dai medici della struttura sanitaria dove era stato effettuato il ricovero. Si parla di un risparmio annuale di circa 60-65mila euro per l’Ente che decide di acquistarli. E funziona benissimo: sia per l’impegno degli operatori sanitari che per l’efficacia del dispositivo che avverte in maniera oggettiva, non allarmistica, la modificazione dei parametri in modo da consentire ai medici la valutazione del paziente e l’eventuale necessità di riospedalizzazione. Oggi l’apparecchio costa circa 4.500 euro e sta raggiungendo gli ospedali di tutto il mondo.

Che cos’è la telepresenza?

La telepresenza oggi è conosciuta soprattutto grazie alle macchine robotiche che vengono impiegate a scopi diversi.

Le macchine da telepresenza

Si tratta di macchine che hanno una base su ruote, con una struttura alta 1,30-1,50 m a seconda dei modelli e un monitor (o un tablet) posto in cima, oltre a una nutrita serie di sensori e a una telecamera incorporata.. Il robot di telepresenza è spostato a distanza, e consente a una persona in viaggio di muoversi, attraverso la macchina, dentro la propria casa o l’ufficio per controllare la situazione e parlare con parenti o colleghi. Chi lo comanda usa la videocamera e il microfono del proprio portatile, attraverso cui impartisce gli ordini al robot, per mostrare il viso e far sentire la propria voce. E’ una sorta di avatar. Robot di telepresenza sono usati già per l’assistenza agli anziani o da manager in viaggio, con costi da 1500 euro agli oltre 10.000 per i modelli ultra professionali.

Dove si testano le macchine della telepresenza?

Uno dei più importanti centri di sviluppo di sistemi di telepresenza al mondo si trova a Pisa, dove dal 1995 il comune si è accordato con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per fare di questo paese un laboratorio dove testare con i 5 mila abitanti i nuovi robot. Una popolazione con molti ultra60enni, che forniscono spunti all’istituto pisano per nuovi automi in grado di aiutarli nelle piccole faccende quotidiane. Uno dei progetti sviluppati a Pisa ha portato, nel 2010, a testare per due mesi delle macchine che facevano da spazzini, DustBot e DustCart. Basta dare una telefonata e la macchina si presenta sotto casa, raccoglie dalle persone la spazzatura e la porta a destinazione praticando correttamente la differenziata.

Partendo da questo concetto poi è stato concepita l’idea che le macchine potessero anche entrare nelle case. Così è nato il progetto Robot-Era che consiste nella presenza di tre automi, uno che si muove all’esterno, uno che fa da portiere del condominio, e uno che sta dentro casa a fianco delle persone. I tre sembrano degli innocui pupazzi, studiati per non creare apprensione negli utenti. Finanziato con 8,7 milioni di euro, di cui 6,4 della Commissione europea e il resto da partner privati, il progetto è una sorta di smartphone, cioè in grado di comunicarci e darci ogni tipo di informazione, ma anche muoversi e compiere azioni, grazie alla presenza delle braccia.

Tecnologia da indossare

Un viaggio nel mondo dei dispositivi hi-tech da indossare: un ecosistema tutto da scoprire, soprattutto nell’ambito biomedicale, così i nuovi ingegneri inventano il futuro con la consapevolezza di essere i pionieri per le nuove generazioni.

Che cos’è la wearable technology?

La cosidetta wearable technology sta trasformando il nostro modo di itneragire con il mondo circostante: cinturini, anelli, microcamere, auricolari e poi la proliferazione di Apps su dispositivi mobili, oggi ci aiutano a tenere il nostro corpo e il nostro spazio ‘sotto controllo’. E’ una sfida continua all’invenzione migliore che si basa su infinite possibilità che ci permetteranno di diventare, un po’ meno uomini e forse un po’ più androidi.

Basti pensare al tatoo elettrico, ovvero alle biobatterie che saranno tatuate sul corpo (ma in modo temporaneo), in grado di monitorare i parametri vitali e di generare energia dall’acido lattico prodotto durante l’attività fisica. Si tratta di un dispositivo ideato dall’Università della California a San Diego che, per il momento, può alimentare solo ludi a Led, ma la promessa è che tra qualche anno riuscirà a ricaricare i nostri cellulari solo attraverso il sudore, grazie ad un enzima contenuto nel sensore che ruba elettroni dall’acido lattico.

Le tecnologie migliori nel settore salute

Insomma un universo tecnologico che coinvolge ambiti completamente diversi, ad iniziare proprio dalla salute, settore che sembra conquistare ogni giorno fasce sempre più ampie di mercato che, a livello globale, subirà una crescita stratosferica da ora fino al 2018: recenti rapporti, come quello stilato dalla Abi Research, infatti, mostrano che entro quella data ci sarà un picco di vendite che raggiungerà i 485 milioni di device. E la certezza è che la tencologia indossabile sta aprendo nuove opportunità di business anche per quelle industrie che non avrebbero mai pensato di scommettere sul mondo del wearable.

C’è l’imbarazzo della scelta soprattutto per ciò che riguarda il settore benessere – da non confondere con quello della salute il cui confine è spesso molto labile – perchè il mercato della tecnologia da indossare sembra quasi tutto orientato sulla percezione del sé, sul monitoraggio del nostro corpo: dal FuelBand di Nike al MiCoach Fit Smart di Adidas, per passare alle funzioni ‘health’ previste dalla Apple nel nuovo sistema operativo, fino al SunFriend, prodotto uscito a maggio, dopo aver vinto il primo premio al Tech Brief’s Design the Future della NASA. Si tratta di un bracciale che controlla i raggi UV sul nostro corpo, avvertendo quando l’esposizione al sole diventa rischiosa.

Tracce di vita extraterrestre

La comunità scientifica concorda a grande maggioranza sul fatto che, per trovare tracce di vita extraterrestre, bisogna partire dall’acqua, ingrediente chiave del brodo primordiale dal quale sono nate le prime entità biologiche.

Il lancio della sonda Cassini

Oggi, la sonda Cassini della NASA ha scoperto uno degli ambienti più favorevoli alla vita tra quelli individuati finora. Il veicolo spaziale ha, infatti, fornito prove dell’esistenza di un vasto oceano sotterraneo sotto il gelido strato superficiale di un satellite naturale di Saturno, Encelado. I ricercatori avevano già teorizzato la presenza di una massa d’acqua sommersa nel 2005, quando Cassini aveva osservato pennacchi di vapore acqueo e particelle ghiacciate, emessi da sorgenti situate in prossimità del polo sud di questa luna.

La sonda non è in grado di allunare su Encelado, ma, benché non si preveda una missione dedicata nel prossimo futuro, gli scienziati sono comunque in grado di effettuare con buona approssimazione stime della struttura interna del satellite, grazie a misurazioni dell’effetto gravitazionale subito da Cassini in fase di sorvolo sul corpo celeste. Si riesce a calcolare per deduzione le variazioni gravitazionali grazie a un concetto nolo in fisica come Effetto Doppler. Lo stesso principio sfruttato dalle pistole radar per le misurazioni di velocità, secondo Santi Asmar del Laboratorio di Propulsione Jet della NASA.

La scoperta di Encedalo

Quando il veicolo spaziale si avvicina a Encelado, la sua velocità risulta perturbata di un valore che dipende dalle modificazioni del campo gravitazionale osservato. La variazione di velocità si presenta come un’alterazione della radiofrequenza, percepibile dalle nostre stazioni a temi, ed estesa a tutto il Sistema Solare. Le misurazioni effettuate dalla sonda Cassini nel corso di tre sorvoli, tra aprile 2010 e maggio 2012, suggeriscono la presenza di un vasto bacino idrico profondo circa 10 chilometri, sotto una crosta ghiacciata di spessore compreso tra 30 e 40 chilometri.

Questa scoperta, e i geyser di vapore salino e molecole organiche rilevati sulla luna di Saturno, indicano Encelado come uno dei luoghi del nostro Sistema Solare più favorevoli alla nascita di vita microbica. Le recenti scoperte della sonda cassini sono estusiasmanti: un grande progresso verso la scoperta della vita extraterrestre. Diversi punti del nostro sistema solare sarebbero secondo gli astrobiologi, habitat idonei. Marte, e anche Europat una luna di Giove, ha suscitato vivo interesse grazie alla presenza di un oceano sotterraneo. Improvvisamente, è sbucato fuori questo outsider, Encelado, una piccola pala di ghiaccio con getti di vapore acqueo che scaturiscono dalla sua superficie.

Al lavoro con i robot

Oggi una fabbrica non è più un insieme di macchine messe in sequenza per svolgere un lavoro, ma è un vero e proprio organismo robotico autosufficiente, che richiede anche un nuovo approccio nella progettazione.

I robot: i lavoratori del futuro

Perciò gli ingegneri industriali usano sofisticati software, in grado di modellare in 3D il futuro impianto e di animare i movimenti dei robot per verificare che non interferiscano tra loro, sfruttando al meglio tutti gli spazi e ottimizzando i tempi di lavorazione. Esistono esempi di isole di produzione attrezzate con 10-15 robot in grado di verniciare un’auto o di assemblarne gli interni in meno di un minuto. Rispetto alla velocità supersonica di questi impianti robotizzati, alcuni robot moderni come Baxter sono lenti e c’è chi dubita che robot del genere possano diffondersi nelle fabbriche di domani. E’ certo però che uomini e macchine lavoreranno sempre più vicini.

Frida e Dual-Arm: i robot umanoidi

Al Politecnico di Milano, insieme ad altre università e imprese, per esempio, è stato sviluppato un robot operaio umanoide di nome Frida. Tra i sistemi testati su Frida c’è un algoritmo in grado di interpretare le informazioni fornite dai sensori di movimento e da un sistema di visione artificiale che registra il passaggio di tutti gli addetti. L’algoritmo è in grado di costruirsi un’esperienza e, quindi, di prevedere gli spostamenti delle persone con alto grado di precisione. In questo modo Frida sa ciò che fanno le persone nelle sue vicinanze e ne prevede i movimenti, regolando, di conseguenza, i propri. Quando percepisce una persona, per esempio, Frida adotta movimenti modellati su quelli umani e rallenta la velocità. Così è più facile capire che cosa farà la macchina.

Frida ha anche un innovativo sistema di programmazione, per il quale non occorrono grandi conoscenze informatiche: le si può insegnare come eseguire un compito disegnando sul computer di bordo un diagramma di flusso, con i passi che la macchina deve compiere in sequenza o semplicemente dicendo al robot che cosa deve fare. Frida memorizza il movimento da compiere dopo una volta che l’ha eseguito. Ed è anche capace di correggersi per rendere più precisa l’esecuzione. Un passo ancora più avanti di Frida è il Dual-Arm Robot di Epson. Dotato di due braccia e di un sofisticato sistema di di visione questo robot è capace di evitare contatti pericolosi con gli uomini.